È legale fare la camgirl in Italia? Cosa dice la legge

È legale fare la camgirl in Italia?

È una delle prime domande che può porsi una ragazza prima di iniziare: fare la camgirl in Italia è legale?

La risposta non può essere semplicemente “sì” o “no”. L'attività online, infatti, può assumere forme molto diverse e il quadro giuridico italiano è basato ancora in larga parte su una legge del 1958, la cosiddetta Legge Merlin, nata in un'epoca completamente diversa da quella attuale.

Oggi esistono webcam, piattaforme internazionali, streaming, chat private, contenuti digitali e servizi che possono essere utilizzati senza alcun contatto fisico tra le persone coinvolte. È quindi naturale chiedersi se una normativa nata oltre sessant'anni fa sia ancora adeguata a descrivere tutte queste situazioni.

La Legge Merlin: una legge del 1958

La Legge 20 febbraio 1958, n. 75, conosciuta come Legge Merlin, abolì le case di prostituzione in Italia e introdusse norme volte a contrastare soprattutto il reclutamento, il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione altrui.

È importante comprendere questo punto: la legge non è nata per regolamentare Internet, le piattaforme digitali o il lavoro tramite webcam. Nel 1958 questi strumenti semplicemente non esistevano.

Il mondo del lavoro online è invece profondamente cambiato. Oggi una persona può lavorare autonomamente da casa, utilizzare una piattaforma con sede all'estero, comunicare con utenti che si trovano in Paesi diversi e offrire servizi esclusivamente attraverso Internet.

Per questo motivo, secondo noi, sarebbe opportuno aprire una seria discussione sull'adeguamento della normativa italiana alla realtà contemporanea.

Fare la camgirl significa fare prostituzione?

Non necessariamente.

Il termine “camgirl” comprende attività molto diverse tra loro. Una persona può realizzare contenuti fotografici o video, effettuare dirette pubbliche, parlare con gli utenti, utilizzare chat private oppure offrire sessioni interattive.

Non è quindi corretto affermare automaticamente che ogni attività svolta davanti a una webcam costituisca prostituzione.

Allo stesso tempo, però, sarebbe altrettanto sbagliato sostenere che l'assenza di contatto fisico escluda sempre e comunque la prostituzione secondo il diritto italiano.

Il contatto fisico non è l'unico elemento determinante

Su questo punto esiste una pronuncia della Corte di Cassazione particolarmente importante.

Con la sentenza n. 15158 del 3 maggio 2006, la Cassazione ha ritenuto che determinate prestazioni sessuali effettuate attraverso una web-chat possano rientrare nella nozione di prostituzione anche quando non esiste alcun contatto fisico tra le persone.

Il caso riguardava una prestazione interattiva nella quale il cliente poteva richiedere in tempo reale il compimento di determinati atti sessuali dietro pagamento.

Questo precedente è importante perché dimostra che, secondo la giurisprudenza italiana, la semplice distanza fisica tra cliente e performer non è sufficiente per escludere la qualificazione giuridica di prostituzione.

Ma questo non significa che ogni camgirl sia automaticamente una prostituta.

La modalità concreta dell'attività rimane fondamentale: bisogna valutare che cosa viene offerto, quale tipo di interazione esiste con il cliente, che cosa viene richiesto e per quale prestazione viene corrisposto il pagamento.

Erotico e pornografico non sono la stessa cosa

Un'altra distinzione importante riguarda i termini erotico e pornografico.

Non tutti i siti dedicati alle camgirl possono essere automaticamente definiti pornografici. Esistono piattaforme che propongono contenuti prevalentemente erotici, con immagini pubbliche non esplicite e, eventualmente, interazioni private tra adulti.

La classificazione del contenuto deve quindi essere valutata sulla base di ciò che viene effettivamente diffuso e delle specifiche norme applicabili.

Questo è particolarmente importante anche perché la normativa italiana più recente sull'age verification riguarda specificamente i siti e le piattaforme che diffondono in Italia immagini e video a carattere pornografico.

E se la piattaforma ha sede o server all'estero?

Questo è un altro punto sul quale esiste molta confusione.

Il fatto che una piattaforma abbia i propri server in Svizzera, negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in un altro Paese non significa automaticamente che alla persona che lavora dall'Italia si applichino esclusivamente le leggi del Paese in cui si trovano i server.

La sede della società, il luogo dei server, il Paese in cui lavora la performer, il mercato al quale viene offerto il servizio e la specifica materia giuridica sono elementi differenti.

Per questo una piattaforma internazionale può avere una propria disciplina contrattuale e societaria, mentre chi opera dall'Italia continua a dover considerare anche la normativa italiana applicabile alla propria attività.

Altri Paesi hanno scelto strade diverse

L'Italia non è l'unico Paese europeo ad avere affrontato il problema, ma le soluzioni adottate sono molto differenti.

Germania

La Germania ha introdotto nel 2002 una disciplina specifica con il Prostitutionsgesetz, riconoscendo effetti giuridici ai rapporti contrattuali relativi alle prestazioni sessuali remunerate. Successivamente è stata introdotta una disciplina ulteriore con il Prostituiertenschutzgesetz, entrata in vigore nel 2017, con specifiche misure di tutela e regolamentazione.

È quindi un modello completamente diverso dall'impostazione italiana basata sulla Legge Merlin.

Paesi Bassi

Nei Paesi Bassi la prostituzione tra adulti consenzienti è legale, con condizioni e regole specifiche. Il Governo olandese dichiara espressamente che una persona maggiorenne può lavorare nella prostituzione nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa.

Anche in questo caso, quindi, lo Stato ha scelto una forma di regolamentazione dell'attività invece di affidarsi esclusivamente a una legge nata nel 1958.

Svizzera

Anche la Svizzera segue un'impostazione differente. L'ordinamento svizzero non vieta in generale la prostituzione esercitata volontariamente da adulti, mentre interviene penalmente contro fenomeni come lo sfruttamento, la coercizione e il favoreggiamento della prostituzione in determinate circostanze.

Inoltre, una parte della regolamentazione concreta è affidata ai Cantoni, creando un sistema nel quale possono esistere regole differenti a livello locale.

Perché l'Italia dovrebbe aggiornare la propria normativa?

La questione non riguarda soltanto la prostituzione tradizionale.

Internet ha creato una realtà completamente nuova nella quale esistono attività che nel 1958 erano semplicemente impossibili da immaginare.

Una persona può oggi:

  • lavorare autonomamente da casa;
  • utilizzare una piattaforma internazionale;
  • comunicare con utenti che si trovano dall'altra parte del mondo;
  • offrire contenuti o servizi esclusivamente digitali;
  • non avere alcun contatto fisico con i propri clienti;
  • gestire direttamente i propri guadagni e la propria attività.

Di fronte a questa trasformazione, appare ragionevole chiedersi se una normativa concepita oltre sessant'anni fa sia ancora lo strumento più adatto per distinguere tra autodeterminazione, lavoro digitale, contenuti erotici, sfruttamento e prostituzione.

Una possibile riforma dovrebbe, a nostro avviso, mantenere una linea molto netta contro coercizione, sfruttamento, tratta, violenza e coinvolgimento dei minori, ma allo stesso tempo riconoscere con maggiore chiarezza le situazioni nelle quali un adulto sceglie autonomamente di svolgere un'attività online.

La libertà della persona deve rimanere centrale

Qualunque sia il modello legislativo scelto, un principio dovrebbe rimanere fondamentale: la persona adulta deve poter scegliere liberamente la propria attività senza essere sfruttata o costretta da altri.

La tutela contro lo sfruttamento non dovrebbe essere confusa con il divieto o la stigmatizzazione dell'attività svolta volontariamente da una persona maggiorenne.

Allo stesso tempo, libertà non significa assenza di regole. Privacy, fiscalità, tutela dei minori, protezione dei dati personali, sicurezza informatica e rapporti contrattuali con le piattaforme rimangono aspetti importanti.

Quindi: è legale fare la camgirl in Italia?

La risposta più corretta è che non esiste una semplice regola secondo cui “fare la camgirl è illegale”.

Ma non è corretto neppure affermare che qualsiasi attività effettuata tramite webcam sia automaticamente estranea alla nozione giuridica di prostituzione.

Le modalità concrete dell'attività possono fare una grande differenza.

La cosa più importante, quindi, è conoscere le regole prima di iniziare, proteggere la propria identità e la propria privacy e comprendere esattamente che tipo di attività si sta svolgendo.

In sintesi

✔ Essere maggiorenni e svolgere autonomamente un'attività online non significa automaticamente commettere un reato.

✔ L'assenza di contatto fisico non esclude automaticamente la qualificazione di una prestazione come prostituzione secondo la giurisprudenza italiana.

✔ Non ogni attività di camgirl è necessariamente prostituzione.

✔ Erotico e pornografico non sono necessariamente sinonimi.

✔ Una piattaforma con sede o server all'estero non rende automaticamente irrilevante la normativa italiana.

✔ La normativa italiana sulla prostituzione risale al 1958 e non è stata concepita per il mondo digitale.

✔ Germania, Paesi Bassi e Svizzera hanno adottato modelli differenti, dimostrando che esistono alternative normative.

Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale o fiscale. La qualificazione giuridica di una specifica attività dipende dalle modalità concrete con cui viene svolta. In caso di dubbi relativi alla propria situazione personale è opportuno rivolgersi a un professionista qualificato.